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Warm Bodies: anche gli zombie si innamorano.

Warm Bodies: anche gli zombie si innamorano.

Prima che una saga di successo giunga al capolinea, per produttori e distributori ha inizio la caccia per accaparrarsi l’idea o la storia che potrebbe occupare il posto vacante lasciato dal fortunato predecessore.
Nel caso di “Warm Bodies“, adattamento dell’omonimo romanzo del giovane Isaac Marion (classe 1981) pubblicato in Italia da Fazi Editore, c’era chi temeva (ma anche chi se lo augurava, se la guardiamo dal punto di vista di chi ha investito nel progetto) che sarebbe stato una specie di “Twilight” con gli zombie al posto dei vampiri e che avrebbe mirato al medesimo target (adolescenti alle prese con prime cotte e ormoni impazziti).
Il target, infatti, resta sempre quello, ma chi andrà al cinema a vederlo si renderà conto che della soap opera non c’è proprio nulla, in questa strana commedia che racconta sì un’amicizia particolare che potrebbe diventare amore (difficile che in un film indirizzato ad un pubblico di teenager venga a mancare la componente sentimentale), ma che lo fa mescolando abilmente horror e un po’ d’azione, senza dimenticare un pizzico di ironia, che non guasta.
Sono i toni ad essere diversi, ma se siete appassionati di film sugli zombie allora potrebbe non fare al caso vostro. Un Romeo e Giulietta in versione post-apocalittica? Decisamente.
La storia, in sintesi: R. è un giovane zombie che passa le sue giornate andando a caccia di esseri umani insieme ai suoi compagni. Perché si chiama R.? Non ricorda il suo nome. Anzi, non ricorda assolutamente nulla di quando era un essere umano. Fino a quando, un giorno, incontra una ragazza, Julie, e se ne innamora all’istante, iniziando a cambiare drasticamente sia come uomo che come zombie.

” Per prepararmi al ruolo – ci ha detto il protagonista del film, Nicholas Hoult, che per interpretare R. doveva sottoporsi ogni giorno ad una seduta di trucco di un’ora e mezza – ho visto una quantità enorme di film sugli zombie, dai grandi classici come “La notte dei morti viventi” di George A. Romero fino a pellicole più recenti come “Zombieland” o “L’alba dei morti dementi”, che hanno toni decisamente più brillanti. Se c’era un film che conteneva la parola “dead” nel titolo, allora lo vedevo.”
Il personaggio di R. si rivela ben diverso dai suoi compagni, perciò c’era bisogno di mostrare alcuni aspetti del suo carattere che lasciassero intendere una fragilità dietro la facciata spaventosa.
” Lui è un outsider. Tutto quello che vorrebbe è essere accettato e tornare alla vita. Ho visto anche “Edward mani di forbice“, in cui Johnny Depp ha fatto un lavoro incredibile sul senso di inadeguatezza e sulla difficoltà nel comunicare col resto del mondo”.
Per prepararsi al ruolo l’attore ha anche frequentato, insieme al resto del cast, una specie di corso per zombie, chiedendo suggerimenti anche ad un artista del Cirque du Soleil.
” Io non ho mai esagerato nell’essere uno zombie, mai recitato fuori dalle righe. La cosa più difficile è quando dovevo correre da zombie – ci racconta -. Dovevo essere veloce mantenendo il passo da zombie. Il mio personaggio, a poco a poco, migliora, incomincia a parlare sempre meglio e a camminare meglio. Sul set c’è stato un grande rapporto con il regista; mai una tensione, ma solo un grande divertimento”.

Nonostante il film sembri auto conclusivo, lo scorso 5 Febbraio è stato pubblicato il sequel del romanzo: “The New Hunger”. Sembra quasi scontato dire che prossimamente arriverà sugli schermi il secondo capitolo della saga. Che a questo punto potrebbe quasi certamente diventare una trilogia.
Se volete vedere la nostra intervista video a Nicholas Hoult, basta cliccare qui.

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