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Il Trono di Spade: parla il doppiatore Edoardo Stoppacciaro

Il Trono di Spade: parla il doppiatore Edoardo Stoppacciaro

Il Trono di Spade: parla il doppiatore Edoardo Stoppacciaro

Il Trono di Spade: abbiamo incontrato Edoardo Stoppacciaro, doppiatore di Robb Stark nell’amato adattamento televisivo della saga di George R.R. Martin. 

Edoardo Stoppacciaro, voce di Robb Stark

Edoardo Stoppacciaro, voce di Robb Stark ne Il Trono di Spade

In occasione dell’uscita in DVD e Blu-Ray della terza stagione de Il Trono di Spade (nonché del meraviglioso cofanetto che racchiude le prime tre stagioni), abbiamo incontrato Edoardo Stoppacciaro, che nella versione italiana presta la voce a Robb Stark, interpretato nella serie dall’attore scozzese Richard Madden. Non si tratta del primo ruolo fantasy per Stoppacciaro, che al cinema ha doppiato film come Alice in Wonderland, Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato e la serie di Pirati dei Caraibi. Nato nel 1983, Stoppacciaro ha iniziato la carriera da giovanissimo ed ora nel suo curriculum vanta il lavoro su serie tv come Grey’s Anatomy, The Vampire Diaries e Alias, oltre a film d’animazione come Ratatouille, I Puffi e Madagascar.

La mia passione per il doppiaggio è iniziata da piccolino. Ghostbusters era un film che ho amato alla follia e di cui sono tuttora un fan sfegatato. Mi sono innamorato del doppiaggio innamorandomi delle voci dei Ghostbsuters, dei miei eroi. Erano film che io vedevo, da piccolo, anche tre volte al giorno. A tutt’oggi ricordo ancora a memoria tutti e due i film e ho imparato le battute così come le pronunciavano Oreste Rizzini, Sergio Di Giulio, Mario Cordova e poi Claudio Capone. E pensavo: “chi sono queste persone che sento recitare ma che, naturalmente, non possono essere le voci reali, perché questi sono attori americani”? E quando mi capitava di sentirli in altri film o cartoni animati, li riconoscevo. E da lì è partito questo interesse per il doppiaggio.

Prima di avvicinarti al mondo del doppiaggio hai fatto anche teatro.

Recitare, giocare in generale ad essere altri personaggi è una cosa che mi ha sempre divertito molto. Così ho iniziato a fare teatro nella mia città – io sono di Viterbo –, sempre però col pensiero rivolto a questo mondo lontano e irraggiungibile del doppiaggio. Quando poi ho avuto modo di lavorare a teatro con colleghi più grandi di me, quelli mi chiedevano se mi sarebbe piaciuto continuare a recitare, una volta finite le scuole. Al mio nominare la mia passione per il doppiaggio, loro mi scoraggiavano dicendo cose come “Il doppiaggio è terribile. Se non sei figlio d’arte non vai da nessuna parte, ti trattano tutti male, diventi un impiegato che timbra il cartellino”. Io, disintegrato nell’animo, mi sono detto “d’accordo, il tempo dei giochi è finito, adesso mi iscrivo a giurisprudenza e faccio la persona seria”. Senonché mia madre, che aveva sempre saputo molto meglio di me quello che volevo fare realmente nella vita, aveva trovato le inserzioni di un’accademia di recitazione e doppiaggio che vantava, tra gli insegnanti, nomi come Adalberto Maria Merli, Roberto Pedicini e Annabella Cerliani. Feci il provino e da lì iniziò il tracollo universitario e lo sviluppo lavorativo nel settore di cui mi occupo tuttora.

Richard Madden, interprete di Robb Stark

Richard Madden, interprete di Robb Stark ne Il Trono di Spade

Tu sei un grande fan de Il Trono di Spade. Come sei stato coinvolto nella serie?

Quando il direttore di doppiaggio mi ha detto che avrei doppiato Robb Stark, la mia reazione è stata quella di abbracciarlo davanti a tutti i colleghi: mi ha fatto un grandissimo regalo e non solo per l’opportunità di interpretare uno dei personaggi della mia saga letteraria preferita, ma anche per l’atmosfera lavorativa che c’è sempre stata ai turni. Malgrado i tempi strettissimi, le corse e le scadenze molto serrate, si è sempre cercato il modo di fare tutto al meglio e con grande divertimento, trasporto e serenità. E credo che parte della buona riuscita del doppiaggio sia anche merito di questo clima.

Qual è secondo te il segreto del successo de Il Trono di Spade?

Alla base de Il Trono di Spade c’è una commistione di generi tutti molto affascinanti che si integrano perfettamente l’uno con l’altro nell’arco di un’unica storia: c’è l’horror (tutto quello che avviene oltre la Barriera è terribilmente inquietante), il romanzo storico (Martin ha sempre dichiarato di essersi ispirato alla Guerra delle due Rose, tanto che anche nei contenuti extra dei DVD cita un paio di episodi storici dai quali ha tratto spunto); ci sono il dramma familiare, l’amore, l’erotismo. Il segreto è l’aver scardinato il cliché alla base del 98% del fantasy fatto finora e, cioè, la perenne lotta tra il bene e il male. Chi l’ha detto che è perenne e soprattutto chi l’ha detto che c’è un Bene e che c’è un Male? Martin ha stravolto completamente questa cosa, creando un coinvolgimento nel lettore, finora sconosciuto. Io tifo Stark dalla prima pagina che ho letto, mentre alcuni miei carissimi amici sono dei Lannister sfegatati; altri ancora tifano i Targaryen. Questo non rende i miei amici persone meno belle o meno valide: rende Martin un tale genio da aver reso credibili tutte queste faccettature. Quello che tu, lettore, percepisci come cattivo, magari è anche lui a suo modo un eroe. Questa destabilizzazione completa ha avuto, secondo me, buona parte del merito nel successo di questa serie.

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