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Biglietto di sola andata per Oz (per la terza volta)

Biglietto di sola andata per Oz (per la terza volta)

Le cose che ricordo maggiormente della mia prima visione del Mago di Oz? La canzone, innanzitutto, cantata da un’innocente Judy Garland che guarda verso il cielo cercando oltre l’arcobaleno; ricordo di essermi anche chiesto più volte come avessero fatto a ricreare un tornado e a metterci dentro una casa (merito di un mago degli effetti speciali come Albert Arnold Gillespie, che all’epoca dovette inventarsi di tutto pur di soddisfare le richieste della produzione); ricordo il passaggio dal bianco e nero del prologo ai colori saturi e brillantissimi del Technicolor, usato per delineare la differenza tra il Kansas e la mitica terra di Oz.
E poi, naturalmente, ricordo il rosso rubino delle scarpette indossate dalla protagonista e destinate a diventare il vero e proprio simbolo del film (anche se nel romanzo originale erano d’argento).
Da allora – la pellicola usci negli Stati Uniti nel 1939 e in Italia ben 10 anni dopo, dove non riscosse grande successo in sala – abbiamo avuto modo di rimettere piede ad Oz un’altra volta. Nel 1985, infatti, la Walt Disney Pictures produsse un sequel della celebre fiaba, basato anche questo sui romanzi di Frank L. Baum: “Nel fantastico mondo di Oz” (diretto da Walter Murch , specializzato soprattutto come tecnico del suono) era un film dark e piuttosto spaventoso che raccontava il seguito della storia, riprendendo le fila della vicenda dal momento in cui Dorothy torna a casa e si rende conto che nessuno le crede. C’era di tutto, dall’elettroterapia ad inquietanti teste volanti.
Stavolta la Disney ha pensato bene di fare un film più accessibile per una platea giovane o giovanissima e, rispolverando l’universo creato da Baum, ha deciso di raccontare l’antefatto della storia. Addio dunque a Dorothy e compagni e benvenuto a Oscar Diggs (James Franco), un mago da quattro soldi che tira a campare e che, causa un tornado (un altro: dev’essere proprio pericoloso vivere nel Kansas!), approda nella favolosa terra di Oz, dove viene accolto da paesaggi lussureggianti e da una splendida fanciulla, Theodora (Mila Kunis), che si rivela essere una strega. E non solo: la strega ha una sorella, Evanora (Rachel Weisz), che chiede ad Oscar di difenderle dagli attacchi di una terza strega malvagia che minaccia di conquistare il regno. E qui entra in scena Glinda (Michelle Williams), che tutto può sembrare fuorché una strega cattiva. Insomma, senza stare a rivelare troppo la trama, Oscar Diggs dovrà cercare di capire il prima possibile di chi può – o meno – fidarsi.
Delle tre streghe, l’unica che non esiste nei romanzi è Evanora, come ci spiega Rachel Weisz:

“Non potevo ispirarmi a nulla, visto che non avevo modelli di riferimento. Il mio è un personaggio cattivo, anche se cattivo secondo i canoni di un film Disney. Quello che mi ha aiutato di più è stato il costume. Di solito i miei personaggi indossano jeans e tshirt, per cui sono piuttosto normali. Con Evanora, invece, servivano almeno un paio d’ore al giorno di preparazione. Il nostro costume era molto importante perché raccontava la storia di questa donna. Nel suo caso esso è il 99% del personaggio”.

Discorso diverso per Williams e Kunis, che interpretano invece due personaggi dei libri che sono anche diventati iconici, come la strega buona e quella cattiva (attenzione SPOILER: Kunis fa la parte della strega dalla pelle verde che terrorizzerà Dorothy al suo arrivo nel Regno di Oz). Ma come ci si avvicina ad un personaggio così noto e già perfettamente riconoscibile dagli spettatori che hanno amato “Il Mago di Oz”?

“Non volevo assolutamente emulare o imitare o rubare qualcosa da quel personaggio – ci dice Mila Kunis -. Quello che mi è stato dato è il regalo di un passato per il personaggio e cosi, data la sua origine, abbiamo cercato di renderla più umana, da un certo punto di vista. Il concetto è molto semplice: Theodora è solo una ragazza col cuore spezzato che non sa come affrontare il dolore. Sceglie la strada più facile e vive una trasformazione emotiva che è, allo stesso tempo, anche fisica”.

Se c’è un punto di forza in questa fiaba che, almeno visivamente, ricorda molto lo stile di “Alice in Wonderland” (il produttore Joe Roth è lo stesso), è proprio la genesi dei personaggi e il racconto del loro passato, che li rende meno unidimensionali e, quindi, più verosimili. Ma non c’è solo questo: è Oz stesso il vero protagonista del film, con le sue vallate, i fiori giganteschi, le montagne incantate e i suoi cieli turchesi.
È la terza volta, dunque, che mettiamo piede nella città di smeraldo: eppure, guardando il film, ci rendiamo conto che non sappiamo ancora nulla di questo posto magnifico, frutto della grande fantasia di Baum, che al mondo di Oz dedicò ben 14 romanzi. Un mondo così incredibile da meritare il 3D, come ha spiegato anche il regista Sam Raimi, che con “Il Grande e Potente Oz” cambia decisamente genere rispetto ai suoi film precedenti (questo è un family picture, mentre gli altri sono principalmente horror), da “La Casa” a “L’armata delle tenebre”, fino alla prima trilogia di “Spiderman”.

“ All’inizio il 3D non c’entrava nulla, anzi. Avevo visto in alcuni film anche un cattivo uso del 3D – spiega Raimi in conferenza stampa -. Non ne sapevo proprio nulla, perciò ho iniziato proprio da zero, lavorando con i migliori artisti ed esperti del 3D. In pratica sono andato a scuola e ho imparato come si fa un buon 3D e quali inquadrature sono più funzionali a seconda dell’occasione. Quello che contava era dare profondità di visione al pubblico, cercando di fargli vivere un’esperienza 3D mai provata prima. Ma l’ho fatto solo perché pensavo che questa profondità e questo uso degli spazi avrebbero reso meglio il mondo raccontato da Baum, nelle cui storie la terra di Oz è particolarmente rilevante, visto che si tratta dell’ambiente magico in cui si muovono i personaggi. Volevo descriverlo dunque nel modo più ricco possibile e lo strumento extra della terza dimensione era una grande cosa per invitare gli spettatori in quel mondo, come se potessero quasi toccarlo. Se userei il 3D per un altro film? Non lo so ”.

Per interpretare il mago, James Franco, che con Raimi è alla sua quarta collaborazione dopo la trilogia di “Spiderman”, ha persino preso delle lezioni di magia.

“Sono andato a studiare con Lance Burton, un grande illusionista di Las Vegas che si esibisce per centinaia di migliaia di persone; lui mi ha insegnato l’attitudine che un mago dovrebbe avere. Mi sono esercitato tutti i giorni con fuochi, colombe e cilindri”.

Date un’occhiata al nostro SPECIALE con l’intervista al regista e a tutto il cast de “Il Grande e Potente Oz”, in esclusiva per iVid.it!

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