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Django Unchained: gli spaghetti western secondo Tarantino

Django Unchained: gli spaghetti western secondo Tarantino

Riconosci da subito un film di Tarantino perché accade principalmente con lui di essere catapultati in un genere, in questo caso quello dello spaghetti western (anche se in America li chiamano macaroni western) e poi, di colpo, di venirne sbalzati fuori.
Qualcosa di inaspettato arriva a modificare quella tensione e a sovvertire le regole alla base del genere stesso. Ma Tarantino, in fondo, se ne frega delle regole. È “un pioniere”, come l’ha definito Jamie Foxx, protagonista di “Django“, ma soprattutto, aggiungeremmo noi, un grande autore e sceneggiatore.
Perché, al contrario di ciò che accade la maggior parte delle volte con gli altri registi, Tarantino scrive da solo le storie che dirige. E la sua è una firma inconfondibile: perciò nei suoi film può accadere anche che, tra una sparatoria e un assalto, un gruppo di banditi inizi a discutere su come sia stato tagliato male il cappuccio che indossano e che impedisce loro di vedere correttamente.
Ci ritroviamo di fronte ad un omaggio agli spaghetti western che si eleva a grande commedia e grande dramma. Nel raccontare il viaggio di questo pistolero dal nome mitico (“Django” è stato un nome usato decine e decine di volte nel cinema western del passato), Tarantino non smette di giocare le carte che contraddistinguono il suo cinema dagli esordi ad oggi.
Citazionista, ironico, surreale, spiazzante, tra intuizioni geniali e dialoghi cult.
Dialoghi a cui gli attori non apportano modifiche.
“ La maggior parte delle persone non viene per cambiare i dialoghi, tranne forse Samuel L. Jackson – che nel film è irriconoscibile nel ruolo del fedelissimo schiavo di Calvin Candie (nda) – scherza Tarantino -. In effetti Sam canta così bene che ogni tanto lo lascio esprimersi.”
E aggiunge Christoph Waltz.
“ La capacità di improvvisare è certamente una virtù che, però, modifica i risultati. Io tratto le sceneggiature di Quentin così come tratterei le opere di Čechov o di Shakespeare. Mi sparerei nei piedi se cercassi di modificare qualcosa perché il mio impegno è quello di essere all’altezza del lavoro che sto facendo con Quentin. Perché dovrei cercare di interferire? Credo che l’attore abbia una responsabilità e debba decidere se farlo o non farlo, perché questa è una scelta. Allora decidi ma non cambi le regole. Devi chiederti: posso dare un contributo? Se il tuo personaggio non è saggio ed è anche un po’ spiacevole, la tua responsabilità è farlo così nel modo migliore. Hai la responsabilità di tutto ciò che fai, non solo nel pubblico ma anche nel tuo privato. Se ti si chiede di dare un contributo ad un film di questa portata, forse è meglio pensarci due volte “.
Il cast, naturalmente, è superbo.
A cominciare proprio da Christoph Waltz, trasformato in star mondiale proprio dal film precedente di Tarantino, “Bastardi senza gloria“, che qui gli affida invece un ruolo che lo riabilita con la parte del mentore di Django, figura decisamente positiva rispetto a quella del crudele colonnello Hans Landa.
Gli attori adorano lavorare con Tarantino, come spiega anche Samuel L. Jackson.
“ Si crea un clima pazzesco sul set. Quentin mi chiama e mi dice “leggi la sceneggiatura e poi ne parliamo”. E così elaboro il mio personaggio, desideroso di andare alle prove e di essere parte del processo creativo con Quentin. È fantastico entrare in questa stanza, insieme a tante altre persone di talento, e trovare un ritmo creativo. C’è una specie di aria di cui Quentin conosce la musica. Sul set, dopo innumerevoli prove che ci aiutano a capire i nostri personaggi, c’è un’altra scoperta, che arriva solo quando hai addosso i costumi di scena. In quel momento tutto prende il suo posto. è un attimo magico in cui non devi più pensare a niente e tutto funziona. L’atmosfera tra il cast e la troupe è stata eccezionale. I set sono il posto dove preferisco stare e quelli di Quentin sono in assoluto quelli che amo di più “.
Le prove sono un momento fondamentale anche secondo Tarantino.
“ Durante le prove ripassiamo il 50% delle scene ma tutto il resto del tempo è dedicato a discutere i rapporti reciproci. C’è stata una giornata, ad esempio, in cui Kerry e Jamie si sono parlati su come si sono incontrati. Io e Kerry parlavamo di com’era la vita di Broomhilda prima di essere venduta a Candyland. Tutti gli attori conoscono il passato dei loro personaggi. Questo è importante nelle prove: entrare nel personaggio. Questo non serve al pubblico, ma agli attori, che devono riuscire ad entrare nelle vite dei personaggi che stanno raccontando “.

Violenza, sfruttamento, schiavismo (sono già iniziate le prime polemiche, visto che Spike Lee ha dichiarato che non andrà a vedere il film perché lo trova irrispettoso nei confronti dei suoi antenati, in quanto un tema come questo non può essere raccontato come uno spaghetti western) e sangue a fiotti.
Ma “Django Unchained” è questo e molto di più: è una grande storia d’amore, innanzitutto, che racconta il faticoso e lungo percorso compiuto dall’eroe (Jamie Foxx), una volta liberato (“unchained”) dal Dottor King Schultz, per ritrovare sua moglie, la bella Broomhilda (Kerry Washington, protagonista della serie tv “Scandal”), prigioniera nella piantagione di Candyland, un luogo che di dolcezze e caramelle non ha proprio nulla, gestito dal temibile Calvin Candie (Leonardo DiCaprio, unico assente alla conferenza stampa italiana del film).
“ Avevo deciso che, se mai mi fossi cimentato con un western – ci spiega Tarantino -, mi sarei ispirato ai macaroni western, che è uno dei generi che amo di più. E poi il tema della schiavitù era stato affrontato davvero pochissime volte nel cinema “.

Il primo “Django”, diretto nel 1966 da Sergio Corbucci, aveva come protagonista un giovane Franco Nero, a cui Tarantino ha offerto un piccolo, fulminante cameo insieme a DiCaprio e Foxx.
Quentin è uno dei pochissimi registi americani ad essere autori totali, oltre forse a Oliver Stone e Woody Allen – ci dice Nero -. Lavorare con lui è stato come fare una piccola vacanza perché lui ama gli attori, scherza e ride spesso, ma sa esattamente quello che vuole. Sul set ricordo che ogni tanto metteva persino le musiche del “Django” originale di Corbucci “.

E tra i due Sergio (Leone e Corbucci) quale preferisce Tarantino?
“ Che domanda difficile! Il re che deve tagliare a metà il bambino! Entrambi sono due dei miei registi preferiti, per cui non posso scegliere. Credo che in comune tra loro ci sia il fatto che hanno messo le fondamenta per un genere. Ma mentre Leone ha creato la sua estetica attraverso delle gigantesche epopee, Corbucci è stato più prolifico, raccontando le sue storie all’interno di un immaginario western più ridotto”.
Entrambi i “Django” (quello di Corbucci e di Tarantino) sono film politici, che si occupano di razzismo in maniera ampia, ma “ mentre nel primo gli oppressi erano i peones messicani, in questo sono i neri “ ci tiene a specificare Franco Nero.
Un film che suscita parecchie polemiche anche per il realismo con cui racconta la schiavitù.
“ Sapevamo che ci sarebbe stato un elevato livello di sensibilità rispetto al tema trattato nel film – aggiunge Kerry Washington -. Quando la gente vede il film è entusiasmante notare quanto esso scateni dibattiti e discussioni. Io penso che questo sia l’unico modo per curare dei sentimenti negativi legati al passato “.

Django Unchained” esce nelle sale italiane il prossimo 17 Gennaio.

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