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Il cinema in digitale divora la pizza e pellicola

Il cinema in digitale divora la pizza e pellicola

E’ un dato di fatto tra poco possiamo dimenticarci del classico rumore del proiettore e le  fastidiose sgranature sullo schermo, che però ci tenevano legati al passato (come quando si guarda una vecchia foto ingiallita e partono i ricordi).

Secondo dati raccolti recentemente (ottobre 2012) è stato superato il 50% delle sale cinematografiche che già usano solo ed esclusivamente il formato digitale, parliamo di circa 1950 cinema su 3814 del nostro Paese. L’Italia non viaggia spedita verso questo cambiamento, rallentamento spiegato un pò dalla crisi economica, visto che la “rivoluzione” ha un costo elevato; basti pensare che – come spiega Antonio Sancassani titolare di una delle ultime monosale rimaste aperte a Milano  “Un proiettore digitale costa tra i 50 e i 90 mila euro” e costi così alti rischiano di mettere in crisi tantissimi piccoli cinema. Sono sempre di più infatti i cinema che sono stati chiusi  nei centri storici per lasciare spazio ai grossi cineplex sorti in periferia, vuoi per la comodità di avere tanti titoli in un unico spazio, vuoi per i grossi investimenti che bisogna affrontare per mantenersi al passo con la tecnologia che avanza.  E più delle monosale, a rischiare, sono quei cinema che già avevano deciso di fare un salto di qualità aumentando il numero di schermi a 2 o 3 e che ora si ritrovano di fronte al problema di dover comprare 3 o 4 proiettori ! Con il pericolo poi che dopo pochi anni diventino subito obsoleti, visto l’incalzare di sempre nuove tecnologie.

Per ammortizzare i costi, i cinema possono accedere a un credito d’imposta fino al 30% delle spese sostenute e ad altre agevolazioni decise su base regionale. In più le «major», le grandi case produttrici, offrono piccoli contributi come incentivo a convertirsi al digitale.

Si lamenta però Lionello Cerri, presidente Anec, l’Associazione nazionale esercenti cinema – specificando che questa rivoluzione a livello mondiale porterà grossi vantaggi soprattutto all’industria cinematografica alla fonte, quando i costi di distribuzione dei film si abbasseranno notevolmente. Sappiamo che distribuire un film in pellicola costa tra gli 800 e i 1000 euro, cifrà che verrà ampiamente ridotta passando al digitale.

Prepariamoci così a veder sparire i piccoli cineclub, o le sale parrocchiali e i piccoli monosala, gestiti dalle varie associazioni  per lo più basate sul volontariato a scopo sociale che sopravvivono con i pochi biglietti e la tanta passione dei proprietari. La conversione al digitale per loro non avrebbe nessun valore aggiunto, anzi rappresenterebbe soltanto un costo e un piccolo danno all’immaginario dei vecchi e fedeli clienti affezionati alla pellicola.

 

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