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Another me: intervista con Isabel Coixet e Sophie Turner

Another me: intervista con Isabel Coixet e Sophie Turner

Another me: intervista con Isabel Coixet e Sophie Turner

Another me è stato presentato ieri al Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione Concorso. Noi abbiamo incontrato la regista, Isabel Coixet, e la protagonista femminile, la Sophie Turner de Il trono di spade.

Another me

Another me

Another me, basato sul romanzo di Cathy MacPhail e diretto da Isabel Coixet (La mia vita senza me, La vita segreta delle parole), è stato presentato ieri in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma. Al centro della storia una ragazza adolescente, Fay (interpretata dalla Sophie Turner di Game of Thrones), la cui vita si complica quando suo padre si ammala e lei scopre che c’è qualcuno che sta cercando di sostituirsi a lei: una ragazza gemella, un doppio, un fantasma. Non si capisce bene all’inizio. Fay inizia a dubitare persino della propria sanità mentale, mentre intorno a lei tutti si accorgono dei suoi strani comportamenti. È solo paranoia oppure c’è davvero qualcuno che vuole prendere il suo posto? La storia potrebbe farsi avvincente ma, per colpa di una sceneggiatura al di sotto della sufficienza, le grandi premesse iniziali finiscono per diventare il principale punto debole dell’intera operazione, insieme ad uno svolgimento fiacco e deludente. Another me pecca clamorosamente, suscitando persino risate sguaiate durante la proiezione per la stampa: rivelazioni che dovrebbero risultare come uno shock vengono servite in modo talmente semplicistico da sfiorare il ridicolo. I drammi dei protagonisti si disfanno rapidamente davanti agli spettatori, che smettono di interessarsi al padre malato (interpretato da Rhys Ifans), alla relazione clandestina della madre di Fay (Claire Forlani) con l’insegnate di recitazione della figlia (Jonathan Rhys-Meyers) e persino alla misteriosa gemella/fantasma della protagonista.

Another me - Isabel Coixet

Another me – Isabel Coixet

La storia di Another me intrigava la regista per più di una ragione:

“Il materiale originale da cui il film è tratto è molto diverso. Nel romanzo, che è molto più ambiguo, la protagonista inizia addirittura a vedere se stessa e ad interagire con lei. Circa 10 anni fa una mia cara amica rimase incinta di due gemelli. Il giorno del parto le spiegarono che c’erano state delle complicazioni, per cui erano stati costretti ad uccidere uno dei due figli per poter salvare l’altro. Ricordo di aver parlato molto con lei di questa storia: era una donna che aveva sempre sognato di avere un figlio. A volte, anche oggi, lei mi racconta di avere strane sensazioni, come se riuscisse a sentire la presenza di quel figlio mai nato. Non parlo di cose inquietanti o spaventose, non ha nulla a che vedere con i fantasmi. È la sensazione, al contrario, di qualcosa di molto naturale”.

Isabel Coixet ha scelto di raccontare Another me come se fosse un horror, un racconto soprannaturale.

“L’ho fatto perché ero stanca della gente che continuava a chiedermi come mai girassi solo film drammatici.  Ho sentito che, con quel tipo di materiale, c’era la possibilità di girare il film come un thriller psicologico. Perciò mi sono detta: “Ok, facciamolo”. Amo i thriller, sia come lettrice che come spettatrice. Inoltre, ultimamente, sento la necessità di esplorare nuove cose e nuovi modi di raccontare le storie”.

Another me

Another me

Nel ruolo della protagonista la giovanissima Sophie Turner. Lunghi capelli rossi, un sorriso furbo e un vestito aderente che ne risalta il fisico asciutto e slanciato, Sophie ha raccontato come è stata coinvolta nel progetto:

“Ho ottenuto la parte a 16 anni, era semplicemente uno script che mi aveva inviato la mia agenzia. La regista Isabel Coixet (che ha scelto Sophie dopo aver visionato 80 ragazze) era molto seria durante i provini. Facevi la tua scena e poi lei annuiva lentamente e chiedeva di passare alla successiva, senza far capire se le piacesse o meno”.

Sophie trascorre sei mesi all’anno sul set de Il trono di spade: una serie che le ha garantito una notorietà internazionale talmente vasta che, spesso, i fan la chiamano addirittura col nome del personaggio. “Mi sento chiamare per strada come la ragazza de Il trono di spade. Sansa, Sansa!, mi urlano i fan. È un po’ come avere un mio doppio, effettivamente, anche perché io sono cresciuta con questo personaggio. Voglio in parte distanziarmene ed essere vista come qualcosa di altro da questo ruolo di ragazza naive e vulnerabile. Non voglio essere stereotipata”.

Nonostante la giovane età, l’attrice non ha mai avuto dubbi su quale sarebbe stata la sua carriera:

“Non sono mai stata una studentessa attenta a scuola, ma sapevo già cosa avrei voluto fare da grande. Quando ero più piccola, per esempio, piangevo per finta per uscire prima da scuola.  Mia madre dovette spiegare agli insegnanti che le mie lacrime non erano vere, e che potevano mandarmi via solo se vomitavo.  Già allora sapevo che volevo fare l’attrice, anche perché penso che sia l’unica cosa che sono in grado di fare. Ora trascorro sei mesi all’anno sul set de Il trono di spade e poi ho altri sei mesi per scegliere di fare altre cose”.

Another me - Sophie Turner

Another me – Sophie Turner

Another me vorrebbe essere un thriller psicologico disturbante e affascinante: il tema del doppio, il gioco di specchi, la metafora dell’adolescenza come fase di transizione difficile e inevitabile. Ed è proprio qui che la storia fallisce: laddove vorrebbe far pensare alle atmosfere dei film di Polanski il film palesa le proprie carenze, dimostrando di non avere né la sostanza né tantomeno le qualità sufficienti per riuscirci.

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