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Ghost in the Shell, la recensione del film con Scarlett Johansson

Ghost in the Shell, la recensione del film con Scarlett Johansson

I film di fantascienza hanno descritto spesso un futuro destabilizzante e grigio che mina la natura stessa dell’umanità, per una visione artificiale e più fredda dell’esistenza. Ghost in the Shell, l’adattamento cinematografico del celebre anime giapponese del 1989, nelle sale italiane dal 30 Marzo, continua questa tradizione, presentando la storia del Maggiore Mira Killian (Major), una giovane donna interpretata da Scarlett Johansson che, in seguito ad un grave incidente che lascia integro solo il suo cervello, si risveglia in un corpo di shell sintetico per diventare un agente della Sezione 9, un’organizzazione antiterroristica guidata da Daisuke Aramaki (Takeshi Kitano).

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Programmata per proteggere la Hanka Robotics, Mira non è solo un’arma dal piacevole aspetto, ma è qualcosa di unico in un mondo in cui il confine tra uomo e macchina sta scomparendo velocemente. La sua identità duale assiste al conflitto tra un sentire umano e un corpo artificiale, costruito dalla Dott.ssa Ouelet, interpretata da Juliette Binoche, che si relaziona con lei come una figura materna o un moderno Victor Frankenstein, incluse le incomprensioni e la sofferta complicità. 

Pensiamo che i ricordi ci definiscano, ma in realtà è quello che facciamo a definire ciò che siamo” dice la scienziata a Mira, ben presto scettica sulla realtà della sua creazione e sulla missione che è chiamata a portare a termine. Quando si fa avanti un presunto nemico della Hanka Robotics che, guidato dalla vendetta, vuole arrestare il progresso tecnologico dell’azienda, la coraggiosa protagonista comincia ad aprire gli occhi e avverte il bisogno di ritrovare il suo passato. Infatti, nonostante il suo nuovo corpo robotico, l’eroina combattiva e determinata non ha perso il suo “ghost”, ovvero l’anima che è ancora in grado di mandarle i giusti segnali per raggiungere la verità.

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Rupert Sanders (Biancaneve e il Cacciatore) dirige Ghost in the Shell, onorando almeno in parte lo spirito del materiale originale di Masamune Shirow. L’estetica del film è sicuramente il cuore di una potenza visiva che conquista lo spettatore in ogni inquadratura. Proiezioni fantasiose, ologrammi pubblicitari di grandi dimensioni, mezzi volanti, luci psichedeliche e grattacieli infiniti, definiscono una metropoli futuristica caotica e veloce, che ricorda le atmosfere di Blade Runner, Il Quinto Elemento o Tomorrowland. Il 3D offre la possibilità di esplorare il film in modo attivo, viaggiando all’interno di ogni stanza, strada, o nella mente corrotta e controllata dei vari personaggi.

Come nel successo sci-fi Matrix, Mira ha un attacco alla base del collo che le permette di collegarsi ed entrare in una realtà alternativa, confermando l’ispirazione dei fratelli Wachowski al manga di Shirow. Tuttavia la versione di Ghost in the Shell firmata da Sanders risulta sicuramente inferiore all’avventura di Neo, Trinity e Morpheus, limitandosi ad un prodotto di intrattenimento che si conferma un’impresa fortemente generata al computer per fini commerciali, in cui le immagini soffocano in parte le idee.

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Combattimenti violenti e acrobatici, scontri a fuoco, scene di azione sostenute tra geishe robot e squadroni in nero che ricordano l’esercito di O-ren Ishii in Kill Bill, donano ritmo al film che regala tuttavia divertimento e una buona dose di adrenalina. Una fantascienza già vista, con un sottile spirito malinconico che attraversa la narrazione, mentre il regista gioca con le trasparenze portando sullo schermo una eroina sensuale e letale che ricorda Æon Flux di Charlize Theron nel film del 2005, Alice di Resident Evil (Milla Jovovich) e Lucy, interpretata dalla stessa Scarlett Johansson nel film di Luc Besson di qualche anno fa. Si tratta di un personaggio in continua evoluzione, che cresce grazie al rapporto di fiducia con il collega Batou che le guarda le spalle, ed è spinta alla ribellione in seguito al confronto diretto con l’apparente antagonista Kuze, interpretato da Michael Pitt, che torna sul grande schermo dopo un po’ di tempo.

Siamo davvero destinati tutti a diventare cyborg? In tal caso però perchè gli infortunati esseri umani giapponesi diventano cyborg dai tratti occidentali in Ghost in the Shell? Un piccolo mistero narrativo da risolvere, insieme al tea, le sigarette, gli spaghetti al sugo e i cani che, in quel mondo estremamente futuristico, conservano un velo di un passato tradizionale che si rivela un po’ rassicurante.

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