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Gli amanti passeggeri atterrano in Italia

Gli amanti passeggeri atterrano in Italia

Negli anni ’70 le storie ambientate su un aereo potevano essere davvero cariche di tensione (Airport 1970 e i sequel Airport 1975 e Airport ’77).
Poi, a partire dagli anni ’80, abbiamo scoperto che gli aerei potevano anche offrire esilaranti spunti narrativi (L’aereo più pazzo del mondo) e che, quando si parlava di voli, questi potevano essere misteriosi (I Langolieri, 1995), tratto da Stephen King) o ricchi di suspence ma con lieto fine (Air Force One, 1997).
A partire dal 2001 qualcosa è cambiato nell’aria: quegli stessi aerei hanno smesso di far ridere e sono diventati metafora di tempi bui e incerti (United 93, 11 Settembre 2001, Molto forte incredibilmente vicino); sia Red Eye che Flightplan, entrambi usciti nel 2005, sono thriller ad alta quota, uno con Rachel McAdams che ha a che fare con un terrorista, l’altro con Jodie Foster e la sparizione di sua figlia a bordo dell’aereo.
Nel 2004 la serie tv Lost si era addirittura aperta con un vero e proprio disastro aereo (e l’anno seguente un’altra serie, questa volta per ragazzi, intitolata Flight 29 Down, era iniziata con un incidente simile).
Poi deve esserci stato un cambio di rotta (scusate il gioco di parole): oggi i disastri, infatti, vengono evitati (grazie a piloti bravi come il Denzel Washington di Flight, 2013), gli aerei continuano ad essere il set perfetto per un thriller, ma con ironia (Snakes on a plane, 2006) e in tv gli aeroporti fanno da sfondo a storie – romantiche o meno – ambientate in un momento di grandi cambiamenti come gli anni ’60 (Pan-Am).

Il nuovo film di Pedro Almodóvar, Gli amanti passeggeri, è stato un successo clamoroso in Spagna (circa 250 mila spettatori) ed è facile presumere che anche da noi l’accoglienza sarà più che positiva.
La prima ragione, naturalmente, è il nome del regista, che dagli anni ’80 ad oggi non sbaglia un colpo (o quasi) e ha un pubblico forte di aficionados. La seconda è il ritorno al genere che lo ha fatto conoscere, vale a dire la commedia, che il regista disertava da anni: La legge del desiderio (1987), Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988) e Légami (1990).
Il tributo agli anni ’80 è piuttosto chiaro (a cominciare dal look dell’aereo) e il film vuole essere proprio un omaggio a quella decade, in quanto si è trattato di un decennio fondamentale per la Spagna, con l’esplosione, gioiosa, della democrazia.
Dopo il disturbante e non riuscitissimo La pelle che abito (con Antonio Banderas, che qui fa un cameo all’inizio del film insieme a Penelope Cruz, entrambe icone del cinema almodóvariano, simboli di un ritorno alle origini), il regista parte subito ambientando la storia su un aereo diretto verso il Messico e concentrandosi principalmente su 12 personaggi, tra piloti, assistenti di volo senza pudore e alcuni passeggeri in business class.
Quando si scopre che l’aereo ha un problema che potrebbe compromettere l’arrivo, gli assistenti di volo hanno la folgorante idea di addormentare tutti i passeggeri drogandoli (fate attenzione al cocktail che viene offerto a quelli rimasti svegli, un curioso mix di Agua de Valencia, a base di champagne, succo d’arancia, vodka e gin, e mescalina, un allucinogeno).
I risultati sono al di là di ogni immaginazione: alcune sequenze e dialoghi divertenti, talvolta con qualche eccesso che sfocia in una volgarità esibita e voluta che divertirà principalmente il pubblico gay e, forse, lascerà a bocca aperta tutti quegli spettatori che, con la cultura e lo spirito omosessuali, non hanno mai avuto a che fare.

“Ho sempre avuto un contatto molto diretto con la gente. L’unico sport che pratico, infatti, è camminare per le strade di Madrid. C’era una domanda ricorrente che mi ossessionava”, ci dice Pedro Almodóvar. “Quando rifarai una commedia? Abbiamo riso tantissimo con i tuoi film”, mi diceva la gente. Il fatto, però, è che non funziono come un negozio in cui il cliente entra e trova il prodotto che cercava, anche perché non saprei come farlo. Non è una cosa automatica. Ma anche io avevo voglia di tornare alla commedia. Quando ho avuto una sceneggiatura mi sono lanciato con entusiasmo. Volevo tornare al tono dei primi film degli anni 80, toni dai quali mi ero allontanato. Il fatto è che non sai mai se puoi tornare indietro e riuscire ad evocare quello che facevi in passato”.

Sul volo s’intrecciano rapporti bizzarri e, talvolta, estremi: aspettatevi dunque di tutto, da un mitico balletto fatto dai tre assistenti di volo (presente in tutti i trailer del film) ad erotismo spinto e divertito. Non che al regista sia mai capitato di vivere esperienze simili, attenzione!

“In genere non so cosa succeda sugli aerei; oltre alle indicazioni per le uscite di sicurezza non ho mai avuto esperienze estreme in un aereo. La mia intenzione era riunire un mucchio di gente in un luogo chiuso da cui non potevano fuggire e sottoporli ad una grande tensione.
Il modo che abbiamo per lottare contro la paura e l’incertezza è la parola (in questo caso l’uso della parola attraverso il telefono o i monologhi dei personaggi), che diventa spettacolo ed esorcizza la paura, oltre a ristabilire relazioni tra le persone”.

Una commedia divertente, Gli amanti passeggeri, che, però, vuole forse essere anche metafora di questi anni di crisi: sui passeggeri aleggia infatti, incombente, la minaccia della morte. L’aereo precipiterà o riusciranno a salvarsi?

“Gli elementi ricorrenti nel mio film, oltre al sesso, sono la morte e la paura della morte. Io temo la morte. Credo di aver preso coscienza del tempo che passa dal momento della morte di mia madre, avvenuta nel 1999. Non riesco né a comprenderla, né tantomeno ad accettarla. E’ un problema nella mia vita. Come soggetto per le storie penso sia un elemento eterno e sempre presente, che non smetterà mai di essere raccontato”.

Gli amanti passeggeri è nelle sale italiane dal 21 Marzo con circa 300 copie.

 

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